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Mensile di comunicazione ebraica per informare,
educare e divertire
Migliorare la qualità della vita:
obiettivo primario dell’ebraismo.
Shevat 5767
Aprile-Maggio 2007



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Pagine oro
Redazionale

Shir Hamaalot!
Di Rav Alfonso Arbib Rabbino capo di Milano.

Una scala per poter salire da livello a livello, senza mai accontentarci.

Durante il seder di Pèsach, leggiamo un brano che descrive le tappe del popolo ebraico dalla liberazione dall'Egitto fino alla costruzione del Bet Hamikdàsh.
Sono quindici gradini o tappe (ma'alòt) che corrispondono ai quindici Shir Hama'alòt del libro dei Tehillìm che dicevano i Leviti nel Bet Hamikdàsh.
Dopo ognuna di queste tappe si dice Dayènu, che significa “ci sarebbe bastato”. Quest'affermazione sembra contraddire un'idea fondamentale della tradizione ebraica, secondo cui la vita dell'uomo deve essere un continuo progresso spirituale. A ogni obbiettivo noi dobbiamo prefissarcene un altro, senza mai accontentarci.
Gli ebrei, per esempio, escono dall'Egitto con l'obiettivo di ricevere la Torà e dal momento in cui escono, cominciano a contare i giorni che li separano dal Matàn Torà.
In realtà, però, queste due idee non sono contraddittorie. C'è un midràsh che racconta di un grande rabbino, il quale vedendo spuntare l'alba disse: Così sarà la gheullà (redenzione) di Israèl. Come la luce dell'alba aumenta gradualmente, così la gheullà si raggiunge un po' alla volta, gradino dopo gradino. Per raggiungere la gheullà, bisogna aver presente l'obiettivo finale ma contemporaneamente essere consapevoli che per raggiungerli bisogna salire i vari gradini; ognuna di queste tappe è fondamentale ed è necessario apprezzarla. Per questo motivo, diciamo Dayènu a ognuna delle tappe che ci portano verso l'obiettivo finale, ma nello stesso tempo ci avviamo verso la tappa successiva.
Credo che quest'idea sia importante sia per la nostra vita personale sia per la nostra vita di comunità e di popolo. Da una parte dobbiamo imparare ad apprezzare tutto ciò che siamo riusciti a raggiungere, d'altra parte dobbiamo però andare avanti e capre che siamo sempre in cammino verso qualcos'altro.
Ya'akòv, nostro padre, sognò una scala piantata per terra la cui cima arrivava fino in cielo. Tutti noi siamo chiamati a salire i gradini di quella scala.

Un mito

Un mito

Tanti anni fa, durante un mio lungo soggiorno in America, prima di arrivare in Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, lo conobbi e incominciai ad apprezzare la sua musica ma soprattutto la poesia delle sue parole.
Oggi vorrei parlare di Bob Dylan e del suo genio di poeta cantastorie.
Tanti anni fa, durante un mio lungo soggiorno in America, prima di arrivare in Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, lo conobbi e incominciai ad apprezzare la sua musica ma soprattutto la poesia delle sue parole.
Lui e Joan Baez, con quanta nostalgia ricordo i loro duetti mentre noi ragazzi impazzivamo a sentirli, giravano l'America con la loro musica , le loro voci, i loro colori, e i campus delle Universita' erano gli stadi dell'epoca dove giovani americani, rappresentanti di quella grande democrazia, cantavano tutti insieme per la liberta' e l'uguaglianza, dando origine a quello che in Europa sarebbe diventato il sessantotto.
La differenza tra questi giovani americani e i sessantottini europei fu la violenza, assente o quasi tra quei figli dell'America, forse anfetaminizzati, fumati ma sognatori, ingenui e puri, e invece molto presente purtroppo tra i giovani piu' smaliziati dei movimenti europei tutti intruppati negli eskimo, tutti uguali, grigi anzi verdini e gia' all' epoca antiisraeliani e antiamericani, fanaticamente comunisti come i loro padri erano stati fanaticamente fascisti.
All'epoca d'oro di Bob Dylan e Joan Baez le universita' americane e canadesi non erano ancora covi di gruppi islamici antisemiti, nessuno predicava l'odio contro Israele, nessuno impediva agli ebrei di parlare, Israele era solo un Paese, piccolissimo, minacciato dalla guerra , Israele era la casa degli ebrei che gli arabi avevano giurato di distruggere.
Negli Atenei statunitensi si poteva essere sionisti e di sinistra,senza problemi e senza timore di essere presi a pugni da qualche studente musulmano di passaggio, Arafat non esisteva e il veleno non si era diffuso, c'era in embrione ma ancora non aveva incominciato a contaminare il cuore della gente.
L'America non aveva paura e l'incubo delle Torri era molto lontano e inimmaginabile.
Bob Dylan fu contestato nel 1966 in Inghilterra, durante un suo concerto a Manchester, dove qualcuno gli urlo' "Judas" provocando la rabbiosa reazione della Leggenda del Rock che si rivolse alla sua band intimando "Suonate tremendamente forte!!!"
Bob Dylan, ebreo e filoisraeliano , ha voluto esprimere il suo amore per il suo Popolo e per Israele con una canzone, una vera poesia che parla della Shoa', i suoi ricordi di ragazzo che ha visto disperdere la sua famiglia dai nazisti, una poesia che racconta di un Israele perseguitato, uno solo contro tutti, un Israele piccolo e coraggioso assediato dall'immensita' araba, Israele il bullo del quartiere.
Ecco la sua canzone dedicata a Israele , cantatela "tremendamente forte".

Deborah Fait



IL BULLO DEL QUARTIERE
parole e musica Bob Dylan

Bè, il bullo del quartiere è solo uno
I suoi nemici dicono che è sul loro territorio
Loro sono più numerosi circa un milione contro uno
Lui non ha nessun posto dove scappare, nessun posto dove correre
È il bullo del quartiere.

Il bullo del quartiere vive solo per sopravvivere
È criticato e condannato solo per essere vivo
Non è ritenuto capace di difendersi, nè di avere la pelle dura
Si pensa che si faccia uccidere quando gli si sfonda la porta
È il bullo del quartiere.

Il bullo del quartiere è stato sbattuto via da ogni terra
Girovaga per il mondo, è un esiliato
Ha visto disperdere la sua famiglia, la sua gente perseguitata e dilaniata
È sempre sotto processo per il solo fatto di essere nato
È il bullo del quartiere.

Ha evitato il linciaggio di una folla ed è stato criticato
Vecchie donne lo hanno condannato, dicendo che avrebbe dovuto scusarsi
Poi ha distrutto una fabbrica di bombe, e nessuno ne fu lieto
Le bombe erano per lui,
fu ritenuto ancora cattivo

È il bullo del quartiere.

Bè, la sorte è contro di lui e le sue probabilità sono poche
Che accetti di vivere entro le regole che il mondo gli impone
C'è un cappio al suo collo ed un fucile puntato alla sua schiena
E la licenza di ucciderlo è concessa a qualsiasi maniaco
È il bullo del quartiere.

Bè, non ha nessun alleato con il quale parlare
Deve pagare per qualunque cosa faccia, non è mai amato
Compra armi obsolete e non vuole essere ripudiato
Ma nessuno gli concede la propria pelle ed il proprio sangue per
combattere al suo fianco
È il bullo del quartiere.

È circondato da pacifisti che vogliono la pace
Loro pregano ogni notte perché lo spargimento di sangue finisca
E non farebbero male ad una mosca, a far male a qualcuno piangerebbero
Ma si nascondono ed attendono solo che questo bullo cada addormentato
È il bullo del quartiere.

Ogni impero che l'ha fatto schiavo è morto
Egitto e Roma, anche l'antica Babilonia
Ha fatto un giardino di paradiso nella sabbia del deserto
A letto con nessuno, sotto il comando di nessuno
È il bullo del quartiere.

Ora il suo libro più sacro è stato calpestato
Nessun contratto che ha firmato valeva quanto quello scritto lì
Prese le briciole del mondo e le tramutò in ricchezza
Prese malattia ed affezione e le tramutò in salute
È il bullo del quartiere.

È qualcuno indebitato con lui ?
Nessuno, dicono, egli ha solo causato la guerra
Superbia e pregiudizi e superstizione in realtà
Aspettano questo bullo come un cane aspetta il cibo
È il bullo del quartiere.

Che cosa ha fatto per portare così tante cicatrici
Ha cambiato il corso dei fiumi, ha contaminato la luna e le stelle
Il bullo del quartiere lì sulla collina
mentre il tempo si va esaurendo, col tempo immobile
Il bullo del quartiere


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