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Lettere al direttore

Ecopass
che passione !

Caro direttore, se anche lei come me non è più proprio un giovinetto ricorderà bene il bollo, la tassa di circolazione che tanti anni fa gli italiani pagavano per poter utilizzare il proprio mezzo di trasporto, una tassa antipatica perché limitava l’esercizio e il godimento della proprietà. Che mi serve avere un’automobile se poi non la posso usare?
Allora il legislatore però fu poco accorto: chi circola paga, chi lascia l’auto nel box non paga, e non furono pochi gli italiani che, usando l’auto per brevi periodi, non pagarono lasciando l’auto ferma. Certo chi veniva sorpreso a circolare con il bollo scaduto si beccava una salatissima multa, ma bastava organizzarsi con un minimo di attenzione. L’inevitabile correzione di rotta non si fece attendere.
Non più “tassa di circolazione” ma “tassa di proprietà”, chiunque possiede un veicolo dovrà comunque pagare
ogni anno, indipendentemente se ha intenzione dicircolare oppure no. Pazienza se a causa di un incidente l’automobile è andata distrutta ed è letteralmente inservibile, poco importa se il veicolo è stato rubato e non se ne può fisicamente disporre, l’unico modo per non pagare è liberarsi del mezzo. Una tassa odiosa come tutte le tasse patrimoniali, in quanto riguarda beni acquistati, con quello che resta in tasca al povero contribuente dopo il prelevamento fiscale. Tassa di circolazione scomparsa, tassa di proprietà in vigore, amministrazioni soddisfatte? Impossibile. Saziare le esigenze dell’apparato politico governante è “naturalmente” e assolutamente impossibile. Seguendo l’attuale tendenza di portare via più denari alla gente giustificandoli semplicemente con l’anteposizione dei prefissi “Bio” o “Eco”, ecco la novità del 2008 per i milanesi: l’Ecopass. Chi inquina tanto paga tanto, chi inquina meno paga meno, chi non inquina per niente (quasi nessuno) non paga niente. Chi ha comprato l’auto Euro 4 diesel solo l’anno scorso, pagandola uno sproposito e con non pochi sacrifici (beh, d'altronde era una Euro 4 che prometteva di farci viaggiare sempre…), senza filtro-antiparticolato non può circolare se non pagando una fortuna. Gli obiettivi del Comune sono nobili, finalmente c’è la voglia di fare, di risolvere concretamente i problemi, la riduzione del traffico e la conseguente riduzione dell’inquinamento porterà indubbi benefici a tutti i cittadini, i sacrifici per il benessere della collettività sono quindi più che giustificati. Come verrà utilizzato il denaro della nuova tassa non è dato a sapersi, ma è legittimo pensare che l’intero ricavato andrà sicuramente devoluto in sostegno ad enti benefici e di ricerca come quelli per la cura della patologia del polmone e dei tumori respiratori. E’ chiaro che con una simile iniziativa il Comune non ha pensato, neanche per un attimo, di risolvere parte dei suoi problemi di bilancio. Perché però sbarrare l’accesso solo alla cerchia? Così chi sta dentro potrà respirare aria pulita e per gli altri pazienza se avranno un sovradosaggio di PM10? E l’aria inquinata nei dintorni degli accessi? Siamo sicuri che basteranno le telecamere a “spaventarla” e impedirle così di “valicare” la zona “protetta”? Domande maliziose che però hanno già una risposta e una smentita: “Secondo gli ultimi rilevamenti, i livelli di inquinamento a Milano sono diminuiti in modo significativo, l’Ecopass funziona..”. Davvero? Fantatisco, io non ne avrei mai dubitato! Caro direttore, penso che i lettori di JL, e i milanesi, non abbiano alcun dubbio sul perché dell’Ecopass e sulla sua effettiva utilità, un’ennesima tassa sul più facile dei bersagli, ancora e sempre l’automobile, purtroppo oggi irrinunciabile. Stavolta però c’è il concreto pericolo che altri comuni seguano l’esempio di Milano, con il risultato che per poter spostarsi da una città all’altra nel nostro povero Bel Paese dovremo prima chiedere un finanziamento alla nostra banca oppure imparare a volare. Le tasse, si sa, non scompaiono mai, vanno e vengono, spesso ritornano con altri nomi. Bentornato vecchio bollo.
M. Barrows

Riflessioni

Guardare oltre
Dedica permanente in memoria di Reizy Rodal Z”L”
A cura di Maurizio Hazan

Sarà che la vita è sempre più difficile, sarà anche per l’immigrazione incontrollata, sta di fatto che in Occidente c’è la sensazione che la povertà sia aumentata, e se non proprio aumentata, che sia ben visibile in ogni città, la si vede, la si tocca, ci si convive gomito a gomito praticamente ovunque. Non c’è semaforo che non sia presidiato da qualcuno che chieda l’elemosina con i più disparati mezzi e sotterfugi, chi offrendo quotidiani gratuiti, accendini, chi pulendo vetri, altri più semplicemente allungando la mano mettendo in mostra qualcosa che possa muovere a compassione il viandante, bambini piccoli al seguito con il biberon in mano, eventuali menomazioni, chi senza una gamba o zoppicante su una stampella, chi con lo sguardo spento del non vedente e via dicendo, un esercito di poveracci che talvolta (diciamo pure spesso) da fastidio a chi povero non è.
Alcuni (i più pazienti) di questi concludono che tutto sommato “è meglio così piuttosto che rubare”. Giusto, “lo tignov, non rubare”, è un preciso comandamento della Torà rivolto all’umanità intera, ebrei e non. Sorprendentemente però il Talmud aggiunge che non si deve rubare al povero, all’apparenza un’inutile precisazione in una Torà dove niente è ripetuto inutilmente, se non si può rubare, è chiaro che non si può rubare a nessuno, ricco o povero che sia. Al povero, poi? E’ evidente che il ladro ruba a chi ha, che le sue “attenzioni” sono rivolte ai ricchi, altrimenti perché rischiare la galera inutilmente?

“Sono tanti, sono troppi, non se ne può più, e poi non vedete quella la? E’ vestita meglio di mia moglie! E quello lì che zoppica tutto il giorno? Guardatelo alla sera come corre! E il cieco del vicolo? Alla sera si “guarda” a destra e a sinistra e poi via di corsa verso casa! Ma quali poveri?
E’ tutta finzione! Quelli guadagnano più di me e pure senza pagare le tasse!”.

Frasi di questo genere ormai si sentono spesso, un po’ troppo spesso. Ammettendo che qualcuno finga menomazioni che non ha per impietosire la gente, è evidente che povero lo è per davvero, altrimenti non starebbe tutto il giorno a saltellare “per finta” su una gamba sola o guardando fisso nel vuoto fingendo di essere cieco, magari al freddo o sotto la pioggia, umiliandosi dalla mattina alla sera a chiedere in continuazione qualche moneta ottenendo poi quasi sempre indifferenza o rifiuti sprezzanti. Chi farebbe tutto ciò se non fosse in stato di reale bisogno per i motivi più disparati, quanti di quelli che si permettono di dare giudizi così impietosi, ben vestiti e ben nutriti, dal finestrino della propria comoda e potente berlina (che D-o non faccia mai vedere loro la miseria) “baratterebbero” il loro “faticoso lavoro pagando le tasse” con quelle miserabili “attività”? Non vuoi dare nulla ai poveri? O, peggio, dai “solo” ad “alcuni” poveri ed ad altri no? Esiste forse una classifica da seguire per aiutare qualcuno che ha bisogno? Fa pure, ma per favore, evita commenti “salva-coscienza”, non rubare al povero, non rubargli l’unica cosa che gli si può rubare, la dignità di essere povero.

Editore: MP TRADE, Milano / Redazione: Milano hbdhbd@libero.it / mptrade@tiscalinet.it / A cura di: Habad Communications Redattore: Piha Meyer / Direttore responsabile: Maria Luisa Cases / Direzione, amministrazione, pubblicità: mptrade@tiscalinet.it


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