Dopo
la
dettagliata
descrizione
delle dieci
piaghe e
subito prima
del racconto
dell'uscita
dall'Egitto,
troviamo il
comandamento
dato al
popolo
d'Israele di
santificare
il nuovo
mese. Questo
comandamento
sarà
osservato
quando Am
Israel
entrerà in
Eretz
Israel:
spetta al
Bet Din
(tribunale
rabbinico)
stabilire
l'inizio di
ogni mese
dell'anno
sulla base
della
testimonianza
oculare del
novilunio [e
dopo la
distruzione
del Bet
Ha-Mikdash
segue il
calendario
fissato da
Hillel
Ha-Nassì].
D'ora in poi
il mese di
Nissan è il
primo mese
dell'anno.
Ma perchè
la mitzvà
di
santificare
il nuovo
mese si
trova
proprio a
questo punto
della
narrativa
biblica? I
nostri padri
avevano così
tanta fretta
di andarsene
che solo
pochi giorni
dopo non
ebbero
nemmeno
tempo di far
lievitare il
pane. Perchè
non
attendere
ancora un
po' e
rivelarlo
assieme agli
altri
comandamenti
sul monte
Sinai?
La domanda
diventa
ancor più
interessante
se prendiamo
in
considerazione
il famoso
commento di
Rashi al
primo
versetto
della Torà.
Basandosi
sul
principio
secondo il
quale la Torà
non è
obbligata a
seguire un
ordine
strettamente
cronologico,
Rashi si
domanda
perchè la
Torà,
invece di
incominciare
con il
racconto
della
creazione,
non
incomincia
con il
comandamento
della
santificazione
del nuovo
mese.
Tra
parentesi,
Rashi spiega
che l'unico
motivo per
cui la Torà
inizia con
la creazione
è che un
giorno le
genti del
mondo
contesteranno
il nostro
diritto alla
Terra
d'Israele e
risponderemo
loro che il
mondo è
stato creato
da D-o ed
Egli ha il
diritto di
ripartirlo
come meglio
crede.
[Sembra che
tale periodo
sia giunto
proprio ai
nostri
giorni...
quasi mille
anno dopo la
previsione
di Rashi].
Altrettanto
famoso è il
commento di
Ramban (Nachmanide)
attraverso
il quale
chiariamo il
commento di
Rashi: il
libro di
Bereshit
(Genesi)
contiene
principi
fondamentali
della nostra
fede quali
la creazione
del mondo e
le vite dei
patriarchi.
Inoltre nel
primo libro
della Torà
vi sono
comandamenti
fondamentali
quali il
brit milà
(circoncisione)
già dati ad
Avraham
Avinu. Rashi
ritiene
forse che
questi
aspetti
siano di
secondaria
importanza?
Ceramente
no. Rashi
intende che
la Torà
dovrebbe
cominciare
con la mitzvà
della
santificazione
del nuovo
mese e poi
procedere
con il
racconto
della
creazione e
le vite dei
patriarchi.
Ma cos'ha di
così
speciale
questa mitzvà?
La sua
unicità è
costituita
dal fatto
che una
volta che la
facoltà di
stabilire il
calendario
è stata
data al
popolo
ebraico, le
festività
non cadono
più secondo
eventi
puramente
astronomici,
ma secondo
il
calendario
stabilito
dagli esseri
umani. La
Torà ci
proibisce di
mangiare
chametz
(cibo
lievitato) a
Pesach e di
non mangiare
del tutto a
Yom Kippur.
Eppure, in
un certo
senso,
spetta al
Bet Din
decidere se
queste
festività
cadranno il
martedì, il
mercoledì o
un altro
giorno della
settimana.
Se andiamo
più in
profondità,
comprendiamo
che la mitzvà
di
santificare
il nuovo
mese
costituisce
un nuovo
inizio per
quanto
riguarda il
modo in cui
è gestito
il mondo.
Fino a
questo
momento il
mondo è il
mondo di
Bereshit.
Dato che la
Torà non è
ancora stata
data,
Israele
(come
individui e
popolo)
vivono
esclusivamente
grazie al
Chesed
(misericordia)
di D-o.
Tutto il
bene e la
benedizione
vengono
elargiti
dall'Alto a
prescindere
dal
comportamento
di Israele.
Mentre prima
di questo
momento è
solo D-o a
decidere
quando un
periodo è
kadosh
(santificato,
destinato ad
un uso
particolare),
d'ora in poi
questa
facoltà
viene
trasferita
al popolo
d'Israele. E
tale facoltà
va ben al di
là dello
stabilire il
calendario.
La capacità
di
santificare
il mondo
costituisce
uno dei
motivi
principali
per cui la
Torà ci
chiama
kedoshim.
Dal momento
in questa
mitzvà
viene data
al popolo
d'Israele il
modo in cui
Ha-Kadosh
Baruch-Hu
(D-o)
gestisce il
mondo
dipende dal
nostro
comportamento.
In altre
parole, se
Am Israel
studia Torà
e osserva le
mitzvot, la
berachà
(benedizione)
“scende”
da Ha-Kadosh
Baruch-Hu in
questo
mondo. Il
mondo è il
mondo della
Torà e le
chiavi sono
nelle mani
del popolo
d'Israele.
Possiamo così
comprendere
perchè il
racconto
dell'uscita
dall'Egitto
viene
interrotto
per darci il
comandamento
di
santificare
il nuovo
mese e come
mai Rashi si
chiede perchè
la Torà non
incomincia
proprio con
questa mitzvà.
Il
comandamento
di
santificare
il nuovo
mese precede
tutte le
altre
mitzvot in
quanto
costituisce
la base del
nostro
servizio
divino e
della nostra
osservanza.
Questa mitzvà
dà senso
all'uscita
dall'Egitto,
alla
rivelazione
della Torà
e allo
stabilirsi
in Eretz
Israel.
Va però
notato che
gli uomoni
non hanno
voce in
capitolo
nello
stabilire
quando cade
lo Shabbat.
Ogni sette
giorni, da
quando è
stato creato
il mondo
quando
arriva lo
Shabbat ci
viene
ricordato
che la fonte
ultima di
kedushà e
benedizione
rimane
sempre e
comunque
Ha-Kadosh
Baruch-Hu.
Se ci
soffermiamo
a riflettere
sul
significato
di quanto
detto,
dovremmo
essere
colpiti nel
più
profondo
rendendoci
conto del
grandissimo
onore e
fiducia
datici da
Ha-Kadosh
Baruch-Hu
nell'averci
scelto per
questo
elevatissimo
compito. E
dovremmo
tremare e
trepidare
prendendo
atto
dell'enorme
responsabilità
dataci nel
compiere le
mitzvot nel
modo
corretto.
Una volta
compreso
questo
concetto,
Pesach non
è più il
giorno in
cui si
celebra
semplicemente
il ricordo
dell'avvenuta
libertà
nazionale,
ma il giorno
in cui
prendiamo
coscienza,
attraverso
il racconto
dell'uscita
dall'Egitto
dell'unicità
del rapporto
tra D-o e Am
Israel. Ogni
anno quando
celebriamo
Pesach,
riaffermiamo
nel modo più
sentito che
siamo liberi
di essere...
servitori;
servitori
del Re del
mondo.
Con i nostri
migliori
auguri per
un Pesach
kasher
ve-sameach.
Michele e
Daniele
Cogoi