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Alla scoperta di Cagliari ebraica

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Da diversi anni il Comune di Cagliari, sta provvedendo a interventi di recupero architettonico d’alcuni edifici del centro storico nel quartiere che è chiamato "Il Castello". Due di questi interventi sono passati forse inosservati all'ebraismo italiano; sono il restauro della chiesa di S. Maria del Monte e un agglomerato di case noto come "Il ghetto degli ebrei". Entrambi i monumenti si pensano siano legati alle vicende degli ebrei sardi nel XIV secolo.

La forte presenza giudaica nella Cagliari del XIV secolo sta a significare, in un modo o nell'altro, che gli ebrei riuscirono ad ambientarsi nella città.

Dovevano quindi esservi una o più Aljamas (sinagoghe), alcune Yeshivot e probabilmente doveva esser presente anche uno shochet. Ecco quindi come Spano riporta capitoli e fatti d'ordine scritti in lingua catalana da parte di Re Ferdinando da D., Ignazio Lopez vicerè di Sardegna (1487), con intervento e assenso dell'Arcivescovo cagliaritano:

Le prescrizioni in sostanza si riducevano a non poter gli ebrei abitare in altra parte della città, o delle appendici, fuorchè nella contrada separata che avevano già nel Castello, sotto pena di perdere il prezzo e la casa che acquistassero; al dover vivere sempre separati dai Cristiani; al dover sempre portare nel berretto un nastro giallo, salvo che fossero in viaggio; al dover essi avere nella pubblica beccheria un banco separato e provveduto di carne per cura del loro Rabbinato, sotto pena di lire cento; a doversi di più fabbricare a proprie spese una beccheria separata in un angolo sotto la muraglia, al poter il Rabbino scegliere bestiame vivo per provvigione del macello; morto non mai, e che il capo vivo un volta scelto non si restituisse, sotto pena di lire cento; e che nessun Cristiano potesse comprare carne della tavola o della beccheria separata degli ebrei, a pena di lire dieci.

Nei lavori di risanamento dell'agglomerato di case del ghetto, si è dovuto procedere ad una prima rimozione sia d’immondizie che di detriti presenti sul terreno, il quale si presentava come una struttura militare piemontese del XVIII secolo.

Alle squadre di lavoratori è apparso evidente che in diversi punti del piano si avvertiva il vuoto sotto i piedi. Le operazioni di scavo hanno fatto emergere tre strati architettonici nel sottosuolo tra cui: uno strato pisano, uno strato spagnolo e uno strato attuale (piemontese). I tre strati non sono ben marcati ma denotano un utilizzo sfumato nel tempo.

Il primo strato è rappresentato dai bastioni pisani. La foggia delle murature lapidee è del tutto analoga ad altri monumenti cittadini della stessa epoca. Addossata a queste e in direzione leggermente obliqua vi è una serie di arcate in mattoni a vista aventi un preciso orientamento est-ovest. Si vede nettamente il sole al tramonto illuminare il fronte delle arcate. Approssimativamente al centro delle arcate si è rinvenuta una struttura quadrata di circa un metro e mezzo di lato, un sopralzo in terra, sassi, contenuto e consolidato da pali di castagno oramai marci. L'intero ambiente era completamente invaso da detriti. Nelle murature in certi punti sono incisi rami di palma stilizzati, orizzontali.

Il secondo strato si sviluppa lungo una direzione parallela ai bastioni pisani ed è individuabile dalle mura spagnole. Da un androne d’accesso si dipartono due cunicoli: il primo è stato scavato e si presentava riempito d’immondizie, detriti e con presenza d’ossa d’animali. Lo scavo è stato interrotto prima che raggiungesse la luce fuori delle mura. Il secondo è ancora intatto. Un terzo passaggio più grande, anch'esso intatto, conduce verosimilmente alla chiesa di S. Maria del Monte.

Lo strato attuale è rappresentato dalle installazioni militari, oramai quasi completamente restaurate. Durante il risanamento dei solai è emerso un piano inclinato e un passaggio che ancora non è stato completamente riportato alla luce; si presume conducesse allo strato sottostante.

Lo Spano riporta la presenza di una sinagoga allocata nelle vicinanze dell’attuale Chiesa di S. Croce. Le arcate in mattoni potrebbero appartenere alla prima sinagoga, ricavata tramite l’accostamento delle murature lapidee, mentre con il plinto di terra fu ricavato un sopralzo per la bima, è noto che questo arredo ha un peso rilevante e deve ritrovarsi sopraelevato rispetto al piano di calpestio e in posizione centrale. Questa sinagoga vecchia potrebbe essere stata conservata in epoca spagnola, a uso dei sefarditi, che prediligono luoghi di preghiera più bassi rispetto alle case circostanti come evidenziato all’Old Yishuv Court Museum di Gerusalemme.

I due cunicoli di epoca spagnola invece, potrebbero essere stati "polifunzionali": consentivano un accesso all'esterno delle mura e l'interramento di manoscritti. Il collegamento esistente fra l'attuale Chiesa di S. Maria del Monte e l’adiacente Chiesa di S. Croce, potrebbe significare che quello fu l'ultima sinagoga utilizzata nel tempo o comunque una delle ultime. In tal caso non è difficile immaginare la sua pianta rettangolare contenente una bimà  mentre la sua cupoletta al centro poteva servire a illuminare la bimˆ. Sul lato occidentale della chiesa di S. Maria del Monte vi sono segni di ispessimento delle intonacature, non aventi funzione statica, che potrebbero indicare il luogo della shechità. La macellazione rituale e la vendita delle carni sarebbero quindi avvenute in due punti separati del ghetto in accordo con l'halacha .


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